2 agosto 1980 – Ore 10.25

Alla stazione di Bologna c’è un orologio fermo, segna la stessa ora da 36 anni. Erano le 10.25 di mattina quando le lancette si fermarono. Erano le 10.25 della mattina del 2 agosto 1980 e un boato scosse Bologna.

Chi si ferma nella sala d’aspetto della stazione di Bologna vedrà subito una grossa cicatrice sul muro, è lì, la vedi anche quando sei solo di passaggio per Bologna e il tuo treno passa sul primo binario.

Sala aspetto Bologna

Quell’orologio fermo attira lo sguardo di chi sta per entrare nella stazione di Bologna, un monito costante a non dimenticare. Quella grossa cicatrice sul muro ti brucia sulla pelle mentre leggi i nomi delle 85 persone morte.

Io sono nata alla fine del 1981, io quel 2 agosto non c’ero. Eppure mi basta guardare quelle lancette ferme per immaginare l’afa torrida di quella mattina, per sentire il caos delle persone che aspettano il treno e delle voci che annunciano treni in arrivo o in partenza.

Mi ha sempre colpito come quella strage sia viva anche per noi che non c’eravamo, perché anche noi, in qualche modo, l’abbiamo vissuta. Qualcuno è al mondo per un caso fortuito, perché uno dei genitori che passava spesso di lì quel giorno non è andato o perché era partito il giorno prima per le vacanze. Qualcuno ha un genitore che c’era ma che ha avuto la fortuna di sopravvivere.

E ogni 2 agosto la ferita che fa più male è quella della vittima più piccola, di Angela Fresu che a soli 3 anni giocava nella sala d’aspetto della stazione, nella stessa stanza in cui era poggiata la valigia che conteneva la bomba. Così di Angela Fresu non si è mai ritrovato il corpo, si è “volatilizzata”.

Una città che ancora non conosce i nomi dei mandanti di quella strage, una città che cerca ancora la verità, una città che ricorda quelle 10.25 della mattina del 2 agosto 1980.

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: