La notizia che non c’è e la verifica delle fonti successiva

Sono laureata in teorie e tecniche del giornalismo. Poi ho frequentato la specialistica in giornalismo a Parma. In totale ho fatto 4 esami di giornalismo, due di diritto all’informazione e uno sulla deontologia. Insomma, su quel concetto astratto e teorico rappresentato dalla “verifica delle fonti”.
Oggi quegli esami mi tornano alla mente leggendo la vicenda su “Il Buongiorno” di Mattia Feltri su La Stampa.
Feltri racconta di una bambina finita in ospedale a Padova, vittima di una violenza sessuale da parte del “marito” 45enne a cui era stata ceduta dalla famiglia.
Lasciando stare alcuni fastidiosi aspetti dell’editoriale c’è un aspetto fondamentale: la notizia su cui si basa è falsa.

Mattia Feltri si scusa (in parte) e dice di essersi riproposto, fin dall’inizio della sua rubrica, di verificare sempre le notizie locali. Per verificare questa si è affidata alla home page del Gazzettino.
Screenshot_20171122-103502Le forze dell’ordine di Padova smentiscono di aver mai ricevuto denunce in merito e, tantomeno, di aver arrestato “l’orco”, come titolato alcuni giornali.

Come sappiamo tutto ciò? Perché il Fatto Quotidiano ha fatto le dovute verifiche… DOPO aver pubblicato l’articolo, però.
Alla fine La Stampa sostituisce il buongiorno con la rettifica (che non rettifica in toto) di Feltri, ma tutti quelli che hanno condiviso riapriranno il link per controllare? Inoltre chi legge da app Facebook apre l’instant article che non è aggiornato. Il Gazzettino fa sparire la notizia dalla home (ma non aggiorna il testo) e così sembra fare anche il Messaggero (che per leggere la news completa e quindi verificare se hanno messo in fondo la rettifica mi chiede di pagare… Ma lo sappiamo, il Messaggero non sempre è il Messaggero).
A saperlo che le fonti di verificano dopo aver pubblicato e leggendo un giornale locale, avrei risparmiato un po’ di studio.

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