Rodari – Se la grammatica è anche fantasia

 

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Ho già scritto dell’imprenscindibilità di Rodari, credo sia impossibile immaginare un bambino che non abbia mai sentito una sua filastrocca. Che non abbia imparato una regola grammaticale attraverso quegli strampalati nonsense.
Perché questo era Rodari, non la filastrocca zuccherosa per bambini. Ma le regole della grammatica inse
gnate attraverso il filtro della fantasia.
Io chiudo le parentesi perché non voglio che prendano il raffreddore, e presto cura agli accenti per non mandare alla meta chi invece è appena alla metà, This text is tweetable![/tweetable]o far finire a Como le magliette da mettere nel comò.
Perché a me capita ancora di spiegare a uno dei miei cuginetti che l’apostrofo è la lacrima della lettera che se n’è dovuta andare.
E ricordarsi che [tweetable alt=”la grammatica non è solo un freddo insieme di regole, non può che essere un EquiLibrismo #Rodari @framino”]la grammatica non è solo un freddo insieme di regole, non può che essere un EquiLibrismo[/tweetable]

Il caso di una parentesi

C’era una volta
una parentesi aperta
e uno scolaro
si scordò di chiuderla.
Per colpa di quel somaro
la poveretta buscò un raffreddore,
e faceva uno sternuto
al minuto.
Passato il malore
fece scrivere da un pittore
il seguente cartello:
“Chi mi apre, mi chiuda, per favore”.
Gianni Rodari

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