Bologna, 2 agosto

Ogni storia ha uno o più simboli. La strage di Bologna ne ha diversi. Alcuni sono lì, fermi a ricordarti ogni giorno, in ogni momento, quello che è successo. La strage di Bologna è un orologio fermo alle 10:25 (anche se qualcuno, per qualche tempo provò a farlo ripartire con la scusa che "i viaggiatori si confondono"). La strage di Bologna è un elenco di 85 nomi. La strage di Bologna è uno squarcio nella sala di attesa dei viaggiatori. Sono elementi che sono lì, che ritrovi a ogni rientro a casa, ogni passaggio per la stazione. E nonostante gli anni che passano, quando sei in stazione gli occhi vanno immediatamente in quella direzione, guardano subito quell'orologio. Un gesto istintivo. La strage di Bologna è un autobus, il numero 37, simbolo di come quando si vuole, e c'è bisogno, le cose si fanno in quattro e quattro otto. Il boato (il botto) dell'esplosione fece accorrere in stazione chi si trovava nei paraggi, così le immagini di quel giorno raccontano di forze dell'ordine, viaggiatori, cittadini che scavano tra le macerie per estrarre le persone, prestano i primi soccorsi. Quando fu chiaro che il numero di feriti era tale da rendere insufficienti le ambulanze, ecco che entrarono in campo i bus, che si trasformò prima in un mezzo di soccorso e il 37 (vettura 4030) che trasporterà le vittime negli obitori della città, con i drappi bianchi sui finestrini. I tassisti si misero a disposizione di chi doveva andare in ospedale, per essere curato, per raggiungere un parente, per riconoscere un cadavere... Ogni anno, ovunque io sia la Strage di Bologna è un dolore, ogni anno è il ricordo dell'orgoglio di una città che in un momento di massimo dolore ha saputo reagire immediatamente e non lasciarsi piegare, ha saputo fare comunità e non lasciare da solo nessuno. La strage della stazione di Bologna è anche uno striscione, tre parole che da 39 anni aprono il corteo: "Bologna non dimentica", perché Bologna, non solo i parenti delle vittime, tutta la città, cerca, vuole e pretende ancora la verità.

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