
Una veloce opinione sull’editoriale di ieri di Aldo Grasso, in merito ai giovani che avrebbero rifiutato il lavoro a Expo perché “non abituati a lavorare”
La faccenda è stata, poi, sviscerata su Giornalettismo e da Alessandro Gilioli. Dalle testimonianze dei ragazzi, e anche dalle parole di ManPower, le cose non sembrerebbero essere esattamente come ‘sparate’ dal Corriere della Sera.
Ecco, io due cose vorrei aggiungerle.
Siamo la generazione che si è sentita additare come “bambocciona” prima e come “choosy” poi. Ora come “non abituata al lavoro“… come se non ci arrabattassimo tra mille lavori e lavoretti, se già non combattessimo per avere contratti e stipendi che ci permettano di pianificare il futuro.
Molti di noi se vogliono comprare casa devono chiedere la garanzia dei genitori.
Sogniamo di fare altro da grandi (magari di aprirci un agriturismo in Umbria, così, per dire) eppure, molte volte, ci accontentiamo di quello che si trova. Questo non vuol dire che dobbiamo ‘piegarci’ a stipendi che coprono a malapena l’affitto (è vita quella che si riduce a lavorare e pagare affitto e bollette e nulla più?) o che annullano lo spazio del tempo che dedichiamo ai nostri affetti o alle nostre passioni.
Spero che mia madre sogni per me un lavoro che non sia come il suo primo lavoro (sia a livello di ore che di paga), ma che sia qualcosa di meglio.
Permettete una parentesi personale. Nei mesi scorsi ho fatto parecchi colloqui. E sapere qual è l’atteggiamento prevalente? Una volta salutatici alla porta, con le migliori impressioni… il nulla. Nemmeno una mail di cortesia che dica “Abbiamo scelto un’altra persona, in bocca al lupo”. C’è chi mi ha chiesto anche una prova pratica, impegnando un mio week-end. Poi, il nulla. Niente.
C’è chi mi ha detto: “sai, quella che cerchiamo è una figura nuova per la nostra società, ancora non offriamo questo servizio e non c’è nessuno che lo faccia da noi. Vogliamo una persona autonoma, che sappia prendersi delle responsabilità e sappia avviare un team. Ma la pagheremo come Junior” (traduco: avrai tutte le gioie e le rogne di un senior, con lo stipendio di un Junior).
Ah, ovviamente non vi dico il fastidio della classica domanda “pensi di mettere su famiglia, pensi di avere dei figli?”.
Solo uno mi ha fatto una domanda veramente bella: “Sei felice?”. Ho risposto sì. Ovviamente anche da lì nessun nuovo contatto. Forse cercavano qualcuno triste.
Sapete che c’è? Io non me la sento di biasimare un mio coetaneo che, fatti i propri conti, decide che non vale la pena e passa oltre.
Caro Aldo Grasso, siamo abituati al lavoro, e abbiamo anche una dignità. Dignità che il lavoro dovrebbe dare, non togliere. E, citando Valigia Blu, questa retorica dei giovani che non vogliono lavorare ha rotto il cazzo
