“La prima lista di persone da eliminare era stata stilata tre mesi dopo il golpe
Noi della giunta militare avevano concordato che questo era il prezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione e che tale decisione doveva rimanere nascosta perchè la società non doveva accorgersene. Dovevamo eliminare un grande gruppo di persone che non potevano nè essere portate in tribunale nè uccise apertamente”.
Sono parole di Videla, A 29 anni dal termine della dittatura militare in Argentina queste sono le prime ammissioni fatte dall’ex militare.
Non si parla solo di circa 30.000 persone uccise per sopprimere quella “innaturale” voglia di democrazia. Ma di persone fatte sparire nel nulla, di morti negate e di madri che viaggiavano da una questura all’altra alla ricerca dei propri figli. Di donne alla ricerca dei nipoti fatti nascere in prigionia e strappati dalle madri e dalla loro identità per essere regalati o venduti a militari o famiglie vicine alla giunta.
Si parla di un’istituzione come la Chiesa che chiuse gli occhi davanti alle denunce che arrivavano dall’Argentina e che ha lasciato che alcuni vescovi appoggiassero e aiutassero i militari.
Io stasera mi rileggo un pezzo de “Le Irregolari” di Massimo Carlotto.
Piccola bibliografia sulla vicenda dei Desaparecidos in Argentina e Cile
