La violenza delle parole

Ieri sera, in seguito alle dichiarazioni della Presidente della Camera, Laura Boldrini, a “Che Tempo Che Fa”, Claudio Messora, responsabile comunicazione del Movimento 5 Stelle, ha tentato di fare ironia. Ma gli è uscita, decisamente, male. Messora vuole tranquillizzare la Boldrini: loro non sono potenziali stupratori, ma anche se così fosse lei potrebbe stare tranquilla. Come se esistessero donne stuprabili e non. Come se la violenza su una donna che è ‘il tuo tipo’ fosse giustificabile.
Poi Messora cancella il tweet. Dopo diverse sollecitazioni si scusa. Ma lo fa con la Boldrini, non con le donne. Si scusa dicendo: “non sono stato di classe”, che la Presidente della Camera è una “signora un po’ birbantella” e di aver “esagerato con il bar dello sport”.
Di tutto questo ha parlato meglio di quanto potrei fare io Guia Soncini
Guia Soncini Messora
Ecco, ci sono 2 cosucce che vorrei discutere con Messora:
1 –  vorrei sapere perché i toni usati dal Movimento 5 Stelle verso gli avversari sono del tipo “Zombie”, “Morto”, “Farabutto” e via dicendo, mentre quando a sbagliare sono loro usano eufemismi. Mi sarei aspettata un tweet tipo “Scusate, sono un coglione”. Ma nulla, la violenza verbale la si tiene in serbo per gli altri.

2 – A parte che quel messaggio nemmeno al bar dello sport lo avrebbero accettato, ma forse insieme ai vari corsi che si fanno al Movimento 5 Stelle andrebbe aggiunto quello di ‘buon senso’. Cosa avreste detto se un messaggio del genere lo avesse postato il responsabile comunicazione del PD? Come scrive saggiamente Amenduni, quando si ricoprono certi ruoli l’ego va congelato.

 

 

Framino