La solitudine del Sovversivo – Marco Bechis

"La memoria, se non serve nel presente a costruire un futuro migliore, non serve a nessuno"
In questo libro bibliografico Marco Bechis racconta la sua esperienza di sopravvissuto alla repressione della dittatura argentina. Un viaggio che parte dal 19 aprile 1977, quando 20enne viene rapito all'uscita dalla scuola che frequenta e viene trascinato al "Club Atlético", carcere illegale in cui i prigionieri vengono torturati e, quasi sempre, uccisi e fatti sparire nel nulla.
Non solo di un viaggio nel sotterraneo di quella prigione illegale, ma dentro la psicologia di un sopravvissuto.
La "colpa" di Bechis? Come tanti altri ragazzi dei quegli anni in Argentina, battersi contro la dittatura. Nel suo racconto Bechis dipana anche il percorso della sua militanza, l'allontanamento dalle frange più violente e la decisione di impegnarsi per diventare un maestro, per portare educazione ai più poveri.
Marco Bechis deve la sua "ricomparsa" alle conoscenze del padre, all'epoca dirigente FIAT che riuscì a trovare un mediatore e a intercedere fino all'allora numero due della giunta di dittatori. Da quel momento la situazione cambia e Bechis, dal Club Atlético, viene trasferito in un prigione "regolare", dove attenderà che il suo nome appaia nelle liste dei cittadini argentini esiliati. Un attesa lunga quattro mesi che avrà anche aspetti a volte grotteschi e roccamboleschi.
Ma il ritorno alla libertà avrà un peso, il rimorso di essere ancora vivi, mentre migliaia di persone sono scomparse, le cicatrici, non solo fisiche, delle torture, la fatica di trovare un proprio baricentro, la diffidenza degli altri sopravvissuti, che si chiedono cosa lui possa aver rivelato per essere liberato e la strada per continuare a vivere. Bechis nel corso degli anni racconterà per due volte i desaparecidos (Garage Olimpo e Hijos/Figli), mettendo in questi due lavori molto di sé. Nel raccontare la genesi e la lavorazione di Garage Olimpo Bechis spiega perché abbia scelto di non mostrare mai in maniera evidente scene di tortura:
"Avevo capito che la violenza al cinema la devi immaginare e così diventa tua, se ti viene mostrata in modo esplicito in qualche modo rimane nello schermo, non ci devi più fare i conti e dopo il film puoi andarti a mangiare una pizza"
Una scelta che ho ritrovato anche nel film che racconta gli ultimi giorni di Stefano Cucchi, "Sulla mia pelle" di Alessio Cremonini.
Nel marzo del 2010 Bechis vola a Buenos Aires per testimoniare contro i suoi aguzzini. In particolare, la sua storia testimonia come la "repressione illegale" e la giustizia ordinaria fossero strettamente legate tra di loro. Infatti il passaporto che gli era stato sequestrato al momento del suo ingresso nel Club Atlético, riapparirà poi nelle mani di un funzionario dell'aeroporto nel momento in cui Bechis viene mandato in esilio in Italia. "Il mio passaporto ha attraversato tutti i livelli di illegalità e di legalità"
Un libro che ti rimane dentro, continua a parlarti a distanza di giorni e non permette, giustamente, di essere dimenticato facilmente.

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